Emilio Vedova Ciclo 62, copertina mostra Bard
Aggiornamenti,  Mostre

Mostra “Emilio Vedova”

Bard (Aosta) – Forte

Fino al 2 giugno 2025 il Forte di Bard ospita la mostra “Emilio Vedova. Questa è pittura”, che con una selezione di dipinti e opere su carta racconta la ricerca del maestro dell’Informale dalle prime prove giovanili alle tele della maturità. 

Emilio Vedova al lavoro a un Disco; Tondo ’85

A sinistra: Emilio Vedova al lavoro a un Disco; a destra: Tondo ’85

Biografia di Emilio Vedova

Nato a Venezia nel 1919 in una modesta famiglia di artigiani e operai, Emilio Vedova mostra un precoce interesse per il disegno e la pittura. Impiegato fin da giovanissimo presso un fotografo e poi nella bottega di un decoratore, lavora intensamente da autodidatta fin dagli anni ’30, dipingendo con mezzi di fortuna con tratti veloci e nervosi che caratterizzeranno sempre il suo stile.

Moltiplicazione dei pani e dei pesci (da Tintoretto); Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia (da Tintoretto)

A sinistra: Moltiplicazione dei pani e dei pesci (da Tintoretto); a destra: Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia (da Tintoretto)

I suoi primi punti di riferimento sono i maestri della tradizione coloristica veneziana fra Tiziano, Tintoretto e Guardi, e le architetture barocche della sua città natale, che lo affascinano con il dinamismo delle loro linee, i giochi di luce e il movimento continuo. Dal 1938 si trova a Firenze, dove frequenta una scuola libera di nudo ed entra in contatto con gli ambienti antifascisti. Tornato a Venezia, vive un periodo di stenti, finché riesce ad ottenere uno spazio di lavoro tramite un’opera benefica che supporta gli artisti poveri. Nel 1942-43 opera con il gruppo della rivista Corrente, fondata a Milano pochi anni prima e in breve diventata un importante organo di stampa degli intellettuali antifascisti. Nel 1944-45 prende parte alla Resistenza, prima a Roma e poi sulle colline piemontesi, rimanendo ferito durante un rastrellamento.

Emilio Vedova, Tintoretto; Interpretazione dal Tintoretto

A sinistra: Da Tintoretto; a destra: Interpretazione dal Tintoretto

Nel 1946 è a Venezia, fra i fondatori della Nuova Secessione Italiana, poi Fronte Nuovo delle Arti, un movimento artistico il cui principale riferimento stilistico è il linguaggio postcubista di ascendenza picassiana coniugato con l’esperienza Fauve; il gruppo si dividerà nel 1950 con la scissione fra realisti e astrattisti. Nello stesso anno incontra la collezionista americana Peggy Guggenheim. Nel 1948 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia. Nel 1952 entra a far parte del Gruppo degli Otto, formato da pittori non figurativi che partendo da un iniziale neocubismo arrivano a una gestualità automatica e astratta.

Poemetto della sera

Poemetto della sera

Nel 1961 inizia a lavorare ai Plurimi, forme spezzate di grandi dimensioni dipinte su entrambi i lati e disposte nello spazio in modo che lo spettatore possa osservarle da diversi punti di vista. Dal 1965 inizia un’intensa attività didattica in varie università americane, alla Sommerakademie di Salisburgo e all’Accademia di belle arti di Venezia, dove è insegnante di pittura dal 1975 al 1986. Nel 1984 gli viene dedicata una sala personale alla mostra di inaugurazione del Museo d’Arte contemporanea di Rivoli.

Emilio Vedova, Ciclo '62 - B.3; Ciclo ’62; A Ciclo ’62 - S.6

A sinistra: Ciclo ’62 – B.3; Al centro: Ciclo ’62?; A destra: Ciclo ’62 – S.6

Dal 1985 lavora ai Dischi e ai Tondi opere dal formato circolare dove il colore fuoriesce dai confini del supporto e la tela si stacca dalla parete per occupare tutto lo spazio, compresi il soffitto e il pavimento. Muore a Venezia nel 2006 all’età di 87 anni.

Emilio Vedova, Tondo ’85

Tondo ’85

Il percorso di visita

Divisa in otto sezioni, la mostra racconta il lavoro di Emilio Vedova attraverso una trentina di grandi tele e una selezione di opere su carta, a partire dagli anni giovanili e dai primi dipinti ispirati ai grandi maestri veneziani, fino al linguaggio astratto della piena maturità artistica. Vedova è uno dei più importanti rappresentanti dell’arte Informale, un movimento artistico che si sviluppa dalla fine degli anni ’40 in parallelo con l’Espressionismo astratto americano; gli artisti informali rifiutano sia la rappresentazione figurativa, che riproduce le forme della realtà, sia il linguaggio astratto di correnti come Cubismo e Futurismo, che pur nella loro essenzialità hanno sempre come riferimento degli oggetti reali. All’origine dell’allontanamento dai linguaggi della rappresentazione figurativa c’è la profonda crisi umana e sociale causata dalla Seconda Guerra Mondiale, che spinge gli artisti a trovare nuove modalità più dirette e immediate per rappresentare i drammi di cui sono stati testimoni diretti.

Emilio Vedova, Ciclo ’62 - B.B.6; A dx: Ciclo ’62

A sinistra: Ciclo ’62 – B.B.6; a destra: Ciclo ’62

La prima sala racconta la formazione artistica di Vedova, che non segue un percorso accademico ma deriva dall’osservazione diretta nelle chiese di Venezia delle opere di grandi maestri del passato come Tintoretto, Veronese e Tiepolo. A metà degli anni ’30, un giovanissimo Vedova interpreta questi modelli in maniera personale, eseguendone delle copie in forme mosse e nervose.

Emilio Vedova, Interpretazione dal trasporto di San Marco dal Tintoretto

Interpretazione dal trasporto di San Marco dal Tintoretto

La seconda sala è dedicata alla ricerca astratta degli anni ’40, quando Vedova rifiuta la pittura di figura e si indirizza verso una sintesi compositiva severamente geometrica, frutto della riflessione sul Cubismo, sul dinamismo futurista, su maestri della scomposizione delle forme come Cézanne, Klee, Kandinskij, Mondrian, Picasso.

Emilio Vedova, Interno di fabbrica, Immagine del tempo ’51 (sbarramento)

A sinistra: Interno di fabbrica; a destra: Immagine del tempo ’51 (sbarramento)

La terza sala segue il percorso di Vedova verso l’astrazione, quando abbandona il rigore geometrico e inizia a sperimentare con una pittura carica di materia, frutto di una gestualità ispirata ai lavori degli action painter americani come Jackson Pollock, scoperti alle Biennali di Venezia fra il 1948 e il 1952. Fra gli anni ’50 e ’60 l’astrazione informale, ricca di energia con i suoi colpi di spatola, le brusche pennellate e la ricca matericità, si rivela lo stile più adatto per esprimere i sentimenti suscitati dagli episodi più tragici della guerra.

Emilio Vedova, Ciclo ’60/’62 - B.4

Ciclo ’60/’62 – B.4

Nella quarta sala sono esposti alcuni esempi di Plurimi, opere tridimensionali costituite da tavole di legno di forma asimmetrica dipinte su entrambi i lati con una pittura invadente e debordante, assemblate fra loro con cerniere e binari; nell’intento di superare la staticità della tela tradizionale, queste opere si staccano dalla parete e occupano lo spazio, invitando il pubblico a interagire con loro per osservarle da più punti di vista, in composizioni che mirano a far sentire l’osservatore circondato dalla pittura.

Emilio Vedova, Plurimi

Sala 4, Plurimi

La sala successiva presenta una selezione di disegni, acquerelli e tempere che mostrano la metodologia di lavoro di Vedova e la sua costante sperimentazione sulle forme, i materiali e le strutture; raramente firmati e datati, non sono mai disegni preparatori o modelli da seguire, ma costituiscono piuttosto studi e pensieri di avvicinamento al momento creativo.

Emilio Vedova, Disegni

Disegni, senza titolo

La sesta sala presenta una scelta di lavori dalla serie Come se, costituita da tele orizzontali caratterizzate da una pittura tormentata, da pennellate pastose e aggressive sulla tela bianca, da segni intrecciati e convulsi. I cicli sono una costante del lavoro di Vedova, e derivano forse dalle sequenze narrative dei teleri veneziani osservati in gioventù.

Emilio Vedova, Als Ob ’83

Als Ob ’83

In contrasto con l’orizzontalità della sezione precedente, la settima sala presenta quattro opere del 1983 dall’accentuata verticalità, tutte intitolate Rosso, colore che richiama il sangue ed è posto a contrasto con il fondo bianco della tela e con le impetuose pennellate nere; queste composizioni di piani verticali sovrapposti, l’intrecciarsi dei segni di colore, i contrasti cromatici, le luci e le ombre rimandano alle opere dell’incisore veneziano Giovanni Battista Piranesi, riscoperto da Vedova alla fine degli anni ’70.

Emilio Vedova, Rosso ’83 (4 versioni)

Rosso ’83 (4 versioni)

Nella sezione conclusiva, tre grandi Tondi testimoniano il confronto di Vedova con la forma circolare, figura geometrica di antica tradizione nella storia dell’arte; poste in equilibrio precario al centro della sala, in queste tele si perde ogni riferimento sicuro all’alto e al basso, in un infinito circolare senza origine e senza meta.

Emilio Vedova, Tondi

Sala 8, Tondi

Informazioni sulla mostra 

Per un approfondimento sul Forte e sul borgo di Bard, leggete il nostro articolo: Bard (Aosta) – Forte e borgo

Come arrivare

Il Forte, ben visibile sull’altura che sovrasta l’abitato di Bard, si raggiunge a piedi dalla strada statale 26 tramite una serie di ascensori gratuiti; l’accesso al primo ascensore si trova in via Vittorio Emanuele II, l’unica via del paese, a poche decine di metri dalla confluenza con la statale, attraversando un cancello ben segnalato sulla destra. In alternativa, è possibile raggiungere la fortezza dalla strada pedonale in salita che prende avvio al termine dell’abitato di Bard. Consigliamo di salire con gli ascensori, per ammirare dalle grandi vetrate il panorama che si apre durante l’ascesa, e di scendere percorrendo la via pedonale, per osservare tutti i corpi di fabbrica che compongono il forte e per terminare la visita con una passeggiata nel borgo. L’ingresso alla mostra è incluso nell’Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta e nell’Abbonamento Musei Lombardia Valle d’Aosta.

In auto: il Forte ha un proprio parcheggio a pagamento, con ingresso dalla Statale 26 e accesso diretto alla partenza degli ascensori; a breve distanza lungo la Statale in direzione Aosta sono disponibili dei parcheggi gratuiti, dai quali si può facilmente raggiungere il borgo a piedi; in caso di grande affluenza, specialmente durante i fine settimana estivi, è possibile parcheggiare gratuitamente anche nel vicino abitato di Hône, raggiungendo il borgo a piedi con una breve passeggiata tramite il ponte sulla Dora Baltea. Attenzione: l’intero borgo di Bard è zona a traffico limitato, con transito consentito solo ai veicoli autorizzati. 

Con i mezzi pubblici: in attesa del completamento dei lavori alla linea ferroviaria, la stazione di Bard-Hône è servita dagli autobus di Trenitalia sostitutivi della linea Ivrea-Aosta; da qui si raggiunge il borgo di Bard con una breve passeggiata (circa 500 metri). Bard è raggiungibile anche con gli autobus della compagnia Arriva, linea 110 Aosta – Pont-Saint-Martin, con fermata in prossimità dell’ingresso al borgo.

Dove mangiare

Ai piedi del Forte, presso l’abitato di Hône, consigliamo il Ristorante Pizzeria del Mulino, un accogliente locale dove gustare pizze e piatti della tradizione valdostana, con possibilità di menu a prezzo fisso.

Collegamenti utili

Forte di Bard

Trenitalia

Autolinee Arriva

Articoli correlati