Novara – Broletto e Galleria Giannoni

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Visita al complesso del Broletto di Novara, dove oggi è ospitata la Galleria Giannoni con la sua collezione di pittura e scultura dell’Ottocento e del primo Novecento. L’ingresso è incluso nell’Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta.

Novara, Cortile Broletto

Cortile del Broletto

Il Broletto di Novara

Il complesso del Broletto è la principale testimonianza che ci resta della Novara medievale. In un’area che era inizialmente un campo coltivato cinto da un muro (il brolo), nei primi secoli del Medioevo nasce anche qui, come  in molte città dell’Italia settentrionale, un edificio composto da una grande aula rettangolare al piano rialzato, poggiante su un loggiato aperto; questa tipologia edilizia, derivata da costruzioni di epoca carolingia dove i sovrani ricevevano le ambasciate ed amministravano la giustizia, si afferma come modello costruttivo dei palazzi dell’amministrazione pubblica nei primi liberi Comuni; ne rimangono esempi simili anche a Milano, Bergamo, Brescia, Monza, Piacenza, Cremona, Como.

Novara, Palazzo del Podestà

Palazzo del Podestà

La prima menzione per Novara di un edificio destinato all’amministrazione comunale risale al 1173, e si riferisce ad una costruzione porticata addossata all’antico duomo, ora non più esistente perché distrutta nel rifacimento ottocentesco della cattedrale ad opera di Alessandro Antonelli. Divenuto troppo piccolo per le esigenze di rappresentanza delle corporazioni cittadine, oltre che per il desiderio del Comune di gestire l’amministrazione in uno spazio indipendente, questo edificio viene sostituito da una nuova costruzione realizzata fra il 1208 e il 1210, in un’area poco distante dal duomo: si tratta dell’attuale Palazzo dell’Arengo, che chiude il lato settentrionale del Broletto. In questo edificio, costituito da un ampio salone unico, si svolgevano le adunanze delle corporazioni e le votazioni sulle questioni pubbliche; al piano terra, sotto i portici, trovavano posto i banchi dei notai che svolgevano le loro funzioni pubbliche.

Novara, Palazzo dell’Arengo

Palazzo dell’Arengo

Alla fine del XIII secolo avviene la prima espansione sul lato orientale del Broletto con la costruzione del Palazzo dei Paratici, cioè dei portatori di paramenti o stendardi, ossia dei rappresentanti delle corporazioni artigiane. Un documento del 1277 menziona la torre, nella quale era ospitata una campana che richiamava all’adunata i rappresentanti delle corporazioni; questo ambiente, adibito a carcere alla fine del XVI secolo, viene poi demolito nel 1834 perché in rovina; la torre che vediamo oggi risale alla ricostruzione del 1928-30. Nel XVIII secolo al Palazzo dei Paratici viene addossata la loggia tuttora esistente.

Novara, Palazzo dei Paratici

Palazzo dei Paratici

Verso la fine del XIV secolo vengono costruiti gli ultimi due edifici, che rendono lo spazio del Broletto un quadrato chiuso: sul lato meridionale viene eretto il Palazzo del Podestà, che si presenta con un portico sorretto da colonne e con la facciata interna caratterizzata da cinque finestre in cotto, da vari stemmi di podestà e da una decorazione geometrica fra le arcate. Sul lato occidentale viene infine costruito il Palazzo dei Referendari, così denominato perché nel ’600 durante la dominazione spagnola qui era collocato l’ufficio dei referendari, responsabili della riscossione delle imposte; oggi presenta tre arcate tamponate, corrispondenti probabilmente alle aperture delle botteghe che erano presenti al piano terra fin dal XVI secolo, e separate da colonne ottagonali ricostruite nel restauro degli anni ’30.

Novara, Palazzo del Podestà e Palazzo dei Referendari

Palazzo del Podestà e Palazzo dei Referendari

Non possediamo una documentazione precisa sulle fasi di costruzione degli edifici del Broletto perché nel 1356, a seguito della conquista di Novara da parte del Marchese del Monferrato, il popolo entra nel Broletto e distrugge le carte, i registri, i libri degli estimi e tutti i documenti degli uffici comunali. Con l’entrata della città nei domini degli Sforza, a metà del ’500, vengono abolite le corporazioni, e tutti i documenti vengono ulteriormente dispersi.

Fra il XVII e il XVIII secolo gli ambienti interni degli edifici vengono ripetutamente suddivisi in locali più piccoli per adattarli alle varie funzioni di amministrazione pubblica che di volta in volta vi sono svolte; risalgono probabilmente alla fine del ’600 un fastigio barocco e un balcone al centro della facciata dell’Arengo ancora visibili in fotografie di inizio ’900. Nell’800 l’intero complesso si presenta in forte degrado e bisognoso di importanti interventi di restauro; non più ritenuto idoneo alle necessità degli uffici pubblici, ne vengono persino proposte la vendita a privati e l’abbattimento.

Novara, Palazzo Arengo 1928

Palazzo dell’Arengo nel 1928

Per interessamento della Società Archeologica Novarese, costituita nel 1874, e dell’amministrazione comunale, già dalla fine del XIX secolo si avanzano le prime ipotesi di restauro. Con l’intervento di Alfredo d’Andrade, allora direttore dell’Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti del Piemonte, vengono eseguiti dei saggi della muratura dell’Arengo, e viene liberata dalle tamponature l’unica trifora superstite sul lato settentrionale dell’edificio. Studi e progetti si susseguono senza però giungere all’avvio di un restauro. Solo nel 1927, per interessamento di Alessandro Viglio, direttore del Bollettino Storico per la Provincia di Novara, si avvia un vero recupero del complesso, grazie a due circostanze concomitanti: da una parte la donazione che il novarese Alfredo Giannoni intende fare alla città della sua collezione di arte, subordinata al recupero del Broletto nel quale dovrà essere esposta; dall’altra la destinazione del salone dell’Arengo a sede della Casa del Fascio, nel clima di esaltazione di quel Medioevo che ha visto nascere i liberi Comuni e nel quale il Fascismo desidera rispecchiarsi.

Novara, Arengo fregio

Palazzo dell’Arengo, fregio

Fra il 1928 e il 1935, dopo un’ampia campagna di indagini documentarie e di scavo, il complesso viene restaurato a cura dell’ingegnere Giuseppe Bronzini, già collaboratore di d’Andrade, e dell’architetto Giovanni Lazanio. Seguendo il criterio del restauro integrativo tipico dell’epoca, si opera per ridare agli edifici il loro presunto aspetto medievale, sia sulla base di evidenze archeologiche, sia ricostruendo parti non più esistenti prendendo a modello edifici simili risalenti allo stesso periodo: vengono eliminati gli elementi barocchi e viene recuperato il fregio che decora la porzione superiore del Palazzo dell’Arengo, con scene a soggetto cavalleresco coeve alla costruzione dell’edificio; tutte le colonnine delle trifore del Palazzo dell’Arengo vengono ricostruite sulla base delle due superstiti sul lato nord; le decorazioni delle finestre del Palazzo del Podestà vengono in parte rifatte a partire dai brani superstiti o a imitazione di finestre di altri edifici dell’area padana; la scala di accesso al Palazzo dell’Arengo, allora non più esistente ma testimoniata da resti ritrovati sotto al piano del cortile, viene completamente ricostruita prendendo a modello quella del Palazzo del Podestà di Castell’Arquato (Piacenza). I Palazzi del Podestà e dei Paratici vengono destinati a sede della Galleria Giannoni, mentre il Palazzo dei Referendari ospita il Museo Civico.

Novara, Scala di accesso al Palazzo dell’Arengo

Scala di accesso al Palazzo dell’Arengo

A metà degli anni ’80, i locali vengono dichiarati inagibili perché non rispondenti alle normative impiantistiche vigenti, e le collezioni d’arte vengono chiuse al pubblico. Solo con le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia prende avvio un nuovo intervento di restauro dell’intero complesso. Il nuovo allestimento della Galleria Giannoni, che occupa i tre palazzi dei Referendari, del Podestà e dei Paratici, viene inaugurato nel 2011. Le raccolte del Museo Civico invece vengono destinate al Castello, e sono al momento in attesa di un riallestimento.

Novara, Palazzo dell’Arengo

Palazzo dell’Arengo

La Galleria Giannoni

Alfredo Giannoni nasce a Novara nel 1862 in una famiglia borghese piuttosto agiata; il padre Paolo, originario di Pisa, è insegnante di musica e calligrafia, mentre la madre Adele Gatti è titolare di un negozio di oreficeria nel quale vende con successo le sue creazioni. Dopo un inizio di carriera nell’amministrazione delle ferrovie statali, Alfredo lascia questo impiego per collaborare alla gestione dell’oreficeria.

Coltivando un precoce interesse per la cultura e l’arte, inizia fin dai primi anni del ’900 a collezionare opere di artisti locali e lombardi contemporanei per abbellire la sua abitazione privata, emulando altri amici collezionisti novaresi; gestisce il teatro Faraggiana, e stringe amicizia con alcuni pittori fra i quali Plinio Nomellini. Entra in stretti rapporti anche con Alessandro Viglio, direttore dei Musei Civici di Novara dal 1917.

Giovan Battista Ciolina, Paolo Giannoni; Adele Gatti; Alfredo Giannoni

Nel primo dopoguerra intraprende con successo l’attività di banchiere; la disponibilità finanziaria gli consente di ampliare la sua raccolta d’arte, e grazie anche all’influenza di Viglio inizia a contemplare l’idea di costituire una vasta raccolta di pittura e scultura da donare alla città di Novara. Grazie alla frequentazione delle principali gallerie d’arte, mostre e aste milanesi e ai consigli di amici collezionisti e intenditori d’arte, amplia gli orizzonti della sua raccolta con l’acquisto di opere divisioniste, simboliste, naturaliste, ritratti, quadri di grande formato di maestri dell’Ottocento fra cui Fattori e gli epigoni dei Macchiaioli. Verso la fine degli anni ’20 mostra interesse per le opere del Novecento Italiano, mentre non acquista mai opere delle avanguardie come Cubismo e Futurismo. La collezione, che arriva a contare circa 900 opere, si configura così come una panoramica della pittura italiana dalle guerre d’indipendenza alle prime esperienze del ’900.

Il progetto di donazione della collezione alla città per la costituzione di una galleria aperta al pubblico prende forma dal 1926; vincolato al restauro del Broletto, scelto da Giannoni come sede per l’esposizione permanente, è portato a compimento con tre donazioni successive nel 1930, 1935 e 1938. Il primo allestimento viene curato da Nomellini e Viglio, e dopo la morte di Giannoni, avvenuta nel 1944, viene poi rivisto negli anni ’60. Alla riapertura nel 2011, sono esposte circa un terzo delle opere che costituiscono la raccolta. L’attuale allestimento risale al 2021, e vede la selezione di un centinaio di opere di pittura e scultura provenienti sia dal lascito di Alfredo Giannoni che da donazioni di altri collezionisti che negli anni hanno legato alla città le loro raccolte private.

Novara, Galleria Giannoni, interno

Galleria Giannoni, interno

Il percorso di visita

Dedicata ai genitori Paolo e Adele, la Galleria Giannoni si sviluppa al piano superiore dei tre palazzi dei Referendari, del Podestà e dei Paratici, in un percorso cronologico e tematico che parte dal Risorgimento e arriva ai pittori del Novecento Italiano. L’esposizione si apre con quadri e sculture che rievocano le guerre d’indipendenza e i protagonisti del periodo risorgimentale, con opere di autori come i fratelli Induno, Giovanni Fattori e Plinio Nomellini che rievocano le imprese garibaldine e le battaglie per l’indipendenza nazionale. Nelle sale seguenti sono esposte opere di fine ’800 di soggetto storico e letterario, e altre che raffigurano scene di vita quotidiana sia d’evasione che su tematiche sociali come i contrasti di classe.

Plinio Nomellini - L'imbarco dei Mille a Quarto

Plinio Nomellini, L’imbarco dei Mille a Quarto

Una sezione è dedicata alla pittura di paesaggio in un percorso dalle vedute romantiche a quelle realiste. La figura umana, uno dei temi preponderanti nel’800 e nel ’900, è indagata in una serie di ritratti, eseguiti su commissione o nell’ambito degli studi nelle accademie, e autoritratti che ci restituiscono le fattezze dei principali artisti dell’epoca.

Guglielmo Ciardi, Il torrente

Un nucleo di opere è dedicato al mondo degli affetti e alla vita quotidiana fra divisionismo e simbolismo, in composizioni dai cromatismi accesi e di intensa espressività. La stagione pittorica divisionista è ulteriormente indagata in una sezione dedicata ai paesaggi, in composizioni ricche di luce e colore.

Achille Tominetti - Autunno a Miazzina

Achille Tominetti, Autunno a Miazzina

Dopo aver visitato la sezione 6, conviene salire al piano superiore, dove nell’appartata sala 10 è esposta la collezione dell’avvocato Pierluigi Cassietti, donata al comune alla sua morte nel 2019; la raccolta comprende preziosi dipinti di Fattori, De Nittis, Signorini, Zandomeneghi, Lega, Morbelli, Boldini e di molti autori francesi tra cui Courbet e Delacroix.

Novara, Galleria Giannoni - scala di accesso alla Sala 10

Galleria Giannoni – scala di accesso alla Sala 10

Tornati al piano inferiore, la visita prosegue uscendo brevemente sulla loggia per poter accedere allo spazio circolare detto “Rotonda”, allestito negli anni ’30 del Novecento per la prima apertura della Galleria. Oggi ospita il ciclo delle Quattro stagioni di Leonardo Dudreville, arrivato ai musei novaresi nel 1962 grazie alla donazione delle sorelle Ferrari. Si entra con queste opere nella sezione novecentesca, dedicata alle avanguardie artistiche del nuovo secolo.

Leonardo Dudreville - Estate

Leonardo Dudreville, Estate

Dopo una breve panoramica di soggetti espressionisti, il percorso si conclude con una corposa serie di opere del Novecento Italiano, caratterizzate dalla poetica del “ritorno all’ordine” con una rielaborazione di forme e contenuti ispirati all’arte classica e rinascimentale. Grazie ad acquisizioni successive al lascito Giannoni, sono inoltre presenti alcune opere che documentano le tendenze artistiche nel secondo dopoguerra.

Francesco Arata - Marina di Capo Noli

Francesco Arata, Marina di Capo Noli

Per completare la visita al Broletto, suggeriamo di uscire nuovamente sulla loggia, dalla quale è possibile osservare da vicino le finestre in cotto del Palazzo del Podestà e avere una visione d’insieme del cortile e degli edifici del complesso. Al fondo della loggia una breve scalinata dà accesso al salone dell’Arengo. L’interno, completamente ripristinato nei restauri di inizio l’900, è caratterizzato da un pavimento in cotto, da pannellature neogotiche e da un soffitto con travi in legno. Alle pareti, oltre ad alcuni resti di pitture murali, sono stati collocati due affreschi quattrocenteschi raffiguranti Cristo e gli Apostoli e La Famiglia Tornielli presentata alla Vergine (provenienti dalla chiesa di San Clemente di Barengo), e una Crocifissione (in origine nella chiesa di Sant’Andrea a Novara).

Novara, Arengo, interno

Palazzo dell’Arengo – interno

Come arrivare

Il Broletto di Novara si trova nel cuore del centro storico, in area ZTL. Il cortile interno è sempre accessibile ed è visitabile liberamente, mentre tutti gli ambienti interni fanno parte del percorso di visita della Galleria Giannoni. Sul sito della Galleria sono disponibili delle audioguide gratuite che illustrano molte delle opere esposte.

In auto: tutti i parcheggi del centro storico di Novara sono a pagamento, con tariffe variabili a seconda della distanza. La mappa dei parcheggi e le tariffe sono consultabili sul sito del Musa. Consigliamo il parcheggio di Viale Giuseppe Verdi, con comodo pagamento al termine della sosta a tariffe molto vantaggiose.

Con i mezzi pubblici: la stazione ferroviaria di Novara, a ca. 850 mt dal Broletto, è servita da numerosi treni regionali e Intercity.

Dove mangiare

Per una sosta dolce o uno spuntino veloce, consigliamo la sede di via Fratelli Rosselli de Il Fornaio Caffè e Bakery con tavolini all’interno e all’esterno.

Per una buona pizza consigliamo la sede novarese di Pizzium, sotto i portici a pochi passi dal Castello.


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